
Sferruzzare etico
L'utilizzo di internet ha notevolmente ampliato le mie possibilità di reperire informazioni sui filati delle maggiori case produttrici e conoscere marchi nuovi anche non italiani, altrimenti per me irraggiungibili. Grazie alla navigazione in internet ho scoperto l'esistenza di filati che non mi erano mai capitati tra le dita, ma mi sono pure imbattuta in una miniera di informazioni e (particolare non trascurabile) in una enorme quantità di immagini che riguardano la produzione di una fibra che, al contrario, ritenevo di conoscere bene. Mi sto riferendo a quella gamma di prodotti di provenienza animale che definisco con il termine unico di "lana".
Avevo trovato in un sito in lingua inglese le spiegazioni per un maglione
lavorato con un filato in bambù. Bambù? Incuriosita ho impostato
una ricerca su Google e navigando un po' a caso (cliccando su "immagini")
sono capitata senza saperlo in quella che posso senza smentita definire un
galleria degli orrori. Ho trovato alcuni siti internet che riguardano i comportamenti
dell'uomo nei confronti del mondo animale. Ecco quelli a mio avviso più
utili:
Grazie a questi link ho realizzato come l'immagine della pecorella graziosa
e felice che sferruzza con aria beata sia offensiva ed ipocritamente menzognera,
al pari del maiale con forchetta, bavaglino ed espressione golosa che dovrebbe
invogliare ad acquistare una salsiccia.
Seppur da tempo evitassi di cibarmi di carne e riducessi a quello che giudicavo
il minimo necessario l'acquisto di oggetti in pelle (scarpe invernali) non
avevo ancora raggiunto la consapevolezza della serietà della questione.
Dopo accurata documentazione mi sono resa conto di come l'utilizzo di qualsiasi
materiale di provenienza animale sia sbagliato, immorale e tragicamente
gravato da conseguenze per il futuro.
Attraverso l'attività di sensibilizzazione di numerose associazioni, in questi anni, stiamo gradatamente imparando a diventare consumatrici sempre più consapevoli, attente e scrupolose. Controlliamo gli ingredienti, leggiamo le etichette dei capi d'abbigliamento, evitiamo acquisti incauti dai venditori abusivi, badiamo a non incrementare i commerci di chi trasgredisce ai principi di rispetto dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori. In sostanza siamo diventati consapevoli che ogni prodotto ha una storia, è frutto di un sistema di produzione che vogliamo conoscere il più possibile. Io non so se chi sta leggendo in questo momento sia vegetariano parziale o integrale, oppure no. Penso che in ogni caso sia doveroso sapere, proprio per quel diritto all'informazione, indispensabile per la scelta consapevole di cui sopra. Avere informazioni è stato decisivo per me, spero lo sia anche per voi. Invito a cliccare sul banner qui sotto per rendervi conto di persona:
Accetteremmo che migliaia e migliaia di creature vivessero un'esistenza
misera, costrette in spazi innaturali, private di ogni diritto, sottoposte
ad intervalli regolari a pratiche dolorose che causano loro malattie e sofferenza
prolungata, per poi finire la loro vita pressate in un camion che le porta
alla macellazione, alla quale arrivano spesso già cadaveri per sete?
No? Eppure accettiamo di acquistare un bel giaccone in loden, oppure una spilla
di feltro, oppure un tappeto di lana senza provare vergogna alcuna. Forse
è possibile, teoricamente parlando, ritenersi insensibili alla sofferenza
di miti creature che presuntuosamente vediamo come a noi inferiori e forse
è altrettanto possibile trattare alcune categorie di esseri viventi
come fossero oggetti privi di diritti, sensibilità e sistema nervoso....Nonostante
questo penso sia umanamente impossibile rimanere indifferenti alla visione
personale della pratica della crudeltà, dell'azione vera e propria.
Guardate questo filmato:
Learn more at SaveTheSheep.com
Dopo aver visionato la documentazione per immagini sulle modalità
di allevamento (luoghi di ricovero degli animali), tempi e modi della tosatura,
attività correlate (castrazione, amputazione della coda e marchiatura,
in cui ovviamente "anestesia" è pura fantascenza), trasporto
e macellazione, soltanto dopo si può essere consapevoli di quanto l'acquisto
di un gomitolo di pura lana vergine non sia affatto un'azione innocua.
Di seguito alcune immagini. Attenzione: ho scelto quelle meno dure e crude
per salvaguardare la tranquillità di quelle tra voi che sono più
sensibili (quindi meno bisognose di vedere orrori con i propri occhi per capire
che bisogna fermare questo massacro).
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pastore "al lavoro"
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| queste malcapitate creature sono state immobilizzate per praticare loro una sevizia che viene chiamata "mulesing" . Il sangue scorre dalle ferite, quindi non illudetevi che siano le foto di pecore morte! In più, se riuscite a staccare gli occhi dalla ferita e guardate lo sfondo della foto qui sopra noterete l'amenità del luogo... Quando vediamo le greggi all'aperto che pascolano in un prato all'interno di qualche pubblicità o depliant che publicizza gli antichi mestieri dei pastori...... beh ... fatevi venire in mente la foto particolareggiata qui sotto: |
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Il mulesing è un operazione che comporta lo scuoiamento dell'area perianale ed il taglio della coda dell'animale, lasciando la carne viva e sanguinante, in questo modo si evita che la pecora sporchi il suo prezioso vello con gli escrementi o che le mosche depositino le loro uova tra la lana. immagine e testo sul mulesing gentilmente concessi da:oltrelaspecie.org |
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trasporto: destinazione macello
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pecora morta e calpestata dalle compagne in un camion
da trasporto
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Non possiamo giustificarci con l'ignoranza. Non possiamo neppure
cullarci nella speranza che quello che abbiamo visto sia un'eccezione: sono
pratiche comuni, considerate normali. I pastori ed allevatori sono consapevoli
di procurare dolore a queste creature, ma (dicono) non importa a nessuno.
Beh, a me importa. Il punto che voglio sottolineare è che noi con le
nostre scelte possiamo essere complici di tanta ingiusta sofferenza, oppure
possiamo scegliere di non farlo. Esistono ora in commercio materiali tecnici
e fibre moderne, innovative, leggere e molto più efficenti quanto a
calore e comfort della lana: aprofittiamone. Non si tratta di rinunciare a
qualità estetiche di alcun tipo: i filati moderni studiati per tenere
al caldo sono bellissimi! Basta dare un'occhiata un po' più attenta
a ciò che troviamo nei negozi e possiamo rivolgerci anche ai negozi
on line: anche le case che nel loro marchio hanno la parola "lana"
offrono un'ampia gamma di filati in pile, microfibra e ciniglie di varie grossezze
ed adatti a qualsiasi capo abbiate in mente di realizzare.
Abbiamo imparato che acquistare pellicce è espressione di ignoranza
e crudeltà, che i capi d'abbigliamento in pelle grondano sangue, abbiamo
imparato a rispettare il mondo animale evitando l'acquisto di oggetti in avorio,
tartaruga e corallo? Siamo consapevoli di come spendiamo il nostro denaro
e non esercitiamo pigrizia e vigliaccheria solo per abitudine, o peggio per
vanità. Cosa penseremmo di chi soddisfa un proprio effimero piacere
godendo di qualcosa la cui realizzazione provoca sofferenze a creature incolpevoli?
Proveremmo repulsione, disgusto e rabbia? Ok, proviamo repulsione, disgusto
e rabbia verso chi sfoggia un maglione firmato? Se la risposta è no,
allora dovreste chiedervi se avete avuto informazioni sufficenti... oppure
di che pasta siete fatte :-(
Jeffrey Moussaieff Masson scrive: " Se infliggiamo dolore agli animali
e li uccidiamo con tanta leggerezza, cosa ci impedisce di farci del male a
vicenda? "
Facciamo un passo ulteriore verso la civiltà: aboliamo lana, feltro, pelle, seta, piume e qualsiansi altro materiale di origine animale dai nostri guardaroba e dai nostri cestini da lavoro! Dalle nostre mani sapienti usciranno allora dei piccoli capolavori di cui potremo essere orgogliose per alcuni motivi in più. Saranno stati realizzati seguendo le esigenze del nostro tempo (per esempio il riciclo della plastica da cui si ottiene il pile) e non saranno costati neppure una goccia di sangue o un secondo di sofferenza e prigionia contro natura di alcun essere vivente. All'approssimarsi dell'inverno, al momento di fare acquisti e rinnovare il guardaroba, vi prego, pensateci!