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Ho imparato ad utilizzare le tecniche d'aguglieria in casa da piccolissima: prima di iniziare a leggere e scrivere maneggiavo uncinetti, forcelle e fili colorati.
Per me non si è mai trattato di un'attività per rilassarmi, per trascorrere piacevolmente il tempo libero, bensì uno strumento attraverso cui esprimermi, un aspetto irrinunciabile della vita che porto avanti da sempre.

Dopo aver passato anni a realizzare maglioni, scampoli inutilizzabili, pizzi, arzigogoli cromatici e praticamente ogni tipo possibile di capo d'abbigliamento ed accessorio ho iniziato a sperimentare e… non mi sono più fermata. Mi sono appassionata di "free-form-crochet", sia figurativo che astratto, con cui ho fatto esperimenti con lavori bidimensionali. Con questa tecnica ho realizzato pannelli e qualche capo indossabile.


Ho cominciato a lavorare sui rilievi e soprattutto su oggetti tridimensionali a partire dal 1999, creando all'inizio solo modelli semplici di figure antropomorfe e pupazzi, lavoro in cui ho applicato quanto appreso dal teatro di figura in materia di articolazioni, movimento e soprattutto espressione.

Per quanto riguarda in particolare la mia attività di dollmaker (lavori, tecniche e soprattutto didattica) rimando alla pagina "bambole" attraverso cui è possibile accedere al sito http://www.baronedirondo.com in cui si trovano tutte le informazioni al riguardo.

I miei lavori quasi mai seguono un progetto preciso ed una volontà premeditata: la realizzazione di un oggetto è determinata soprattutto dai filati che ho a disposizione. Lascio che a guidarmi siano i colori e le suggestioni del momento. Ciò che mi interessa di più è proprio seguire l'istinto e vedere ciò che esce dalle mie mani: così mi capita di iniziare in un modo e non poter prevedere cosa accadrà in corso d'opera, specialmente per lavori di grandi dimensioni che richiedono settimane per essere portati a termine. Può accadere che io debba fare e disfare più volte dei pezzi finchè non corrispondono perfettamente a ciò che voglio esprimere, oppure posso iniziare con un'idea precisa, per poi cambiare strada radicalmente.

La necessità di continua sperimentazione mi porta a realizzare lavori in cui ricreare alla mia maniera oggetti del mondo reale, oppure ad inventare cose inesistenti. Mi interessa molto la possibilità di interazione con gli oggetti che creo: oggetti sovradimensionati e morbidi da guardare e da toccare, da indossare o in cui affondare le mani, con cui giocare e per i quali inventare delle storie. Al contempo mi incuriosisce la possibilità di esplorare tematiche prettamente femminili e contemporanee (lo stereotipo del potere del corpo femminile, per esempio) utilizzando in modo imprevedibile e giocoso tecniche come il muliebre domestico sferruzzare (comunemente considerate incombenza od hobby unicamente femminile).

 

a sinistra: Do you think I'm sexy?; 2005; filato di cotone lavorato all'uncinetto ed imbottito; cm. 40x25x20

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